Asip iperdotazione e disagio psichico
www.asip.wikidot.com
di Nicola Ghezzani
Un inquietante paradosso
Sempre più spesso, nella nostra pratica clinica, dobbiamo prendere atto di uno strano paradosso: i pazienti in cura presso gli psichiatri di “nuova tendenza” (la cui unica risorsa è l’uso indiscriminato di psicofarmaci) sono spesso più complessi dei loro curanti. Uomini e donne con vite intense e talvolta drammatiche, che presentano al colloquio pensieri sottili e profondi – sebbene ansiosi, tristi e talvolta sul limite del terrore –, sono messi di fronte a mediocri laureati in medicina, educati a incasellare stati d’animo e grovigli intellettuali in rozzi quadri diagnostici e a seguire protocolli “terapeutici” standardizzati.
Tale evidenza – corroborata dal numero impressionante di intellettuali e artisti che si confessano “ammalati” ora di attacchi di panico, ora di depressione nei talk shaw e sulle pagine dei rotocalchi – non può che mettere in allarme: che la parte più raffinata dell’umanità sia di fatto assoggettata alla più ignorante?
In Italia, negli ultimi dieci, quindici anni, abbiamo assistito ad una vera e propria caccia all’artista da parte di psichiatri di pochi scrupoli o di accesa vocazione umanitaria: e abbiamo visto attori, scrittori, giornalisti fungere da sponsor per le opere divulgative di psichiatri la cui unica virtù era di quella di fare un uso acritico della ricerca psicofarmacologica. Immessi nei media allo scopo di sedurre la vasta area di mercato implicata nel disagio, questi psichiatri sono da un giorno all’altro balzati agli onori della cronaca, fino ad essere incensati e santificati.
Effetto di rimbalzo: da quel giorno, ogni disagio psichico è stato ascritto a una deficienza genetica presunta, di fatto invisibile. In realtà si è cavalcato il cinico equivoco di far passare i referti biologici come genetici tout court. Ma una cosa è dire che una depressione mostra, alle indagini biochimiche, la carenza di una certa molecola (cosa evidente e di rilievo clinico parziale); tutt’altro è dire che tale risultato dimostra che quell’organismo presenta un difetto nel gene o nel complesso poligenico che in natura – nell’organismo sano – ha la funzione di produrre quella molecola. Son due cose affatto diverse. Uno squilibrio biochimico è fisiologico (ossia normale: segue le variazioni dinamiche dell’organismo) prima di essere genetico. Eppure su questo equivoco si fonda per intero il teorema neopsichiatrico che ogni disturbo psichico, evidenziando uno squilibrio biologico, è tout court genetico, quindi tale da dimostrare una malattia endogena e cronica: per inciso, da curare a vita con psicofarmaci (o magari domani con l’ingegneria genetica).
Il teorema ha la funzione mercantile di diffondere nella massa della popolazione “malata” (oggi giorno almeno due o trecento milioni di persone nel mondo) l’uso acritico di prodotti farmaceutici, collegandosi in tal modo e con sinergia perfetta all’ideologia mercantilista corrente che ovunque mira a sostituire strumenti conviviali umani (l’intelligenza affettiva e creativa degli uomini) con oggetti di produzione industriale (droghe piuttosto che contatti umani; prostitute virtuali piuttosto che amori in carne e ossa; attori virtuali piuttosto che attori veri; computer musicanti piuttosto che musicisti e, appunto, protocolli terapeutici standard piuttosto che terapie mirate sulla persona, ecc.).
Questa linea di tendenza mira alla “massificazione”: il prodotto industriale essendo “medio”, per essere universalmente consumato deve produrre il suo consumatore “medio”. Ovvio che ne fa le spese soprattutto colui che si discosta dalla media. Nella nostra ipotesi, l’iperdotato mentale (affettivo, empatico, introverso, fantasioso, creativo...) è soggetto a sviluppare conflitti psicodinamici, quindi sofferenze psicopatologiche, più della media, ed è appunto lui oggi l’oggetto di una massificazione industriale che rischia non solo di perseguitarlo come singolo individuo, ma anche di danneggiarlo come “categoria umana”, come “capitale biologico” che la specie ha prodotto a scopi evolutivi.
In sintesi, e senza tema d’essere poco diplomatici, possiamo affermare che la neopsichiatria e i suoi fiancheggiatori nei media e nelle associazioni sono da considerare oggi i responsabili di un vero e proprio genocidio antropologico a carico di una parte complessa e raffinata dell’umanità.
L’articolo che segue mira a dimostrare che la tendenza neopsichiatrica odierna, in buona e in cattiva fede, diffonde la falsa verità di una disfunzione genetica posta alla base della patologia psichica, in perfetta sinergia col mercantilismo industriale il cui fine ultimo non è la salute individuale e collettiva, bensì lo smercio dei suoi prodotti. Per ottenere lo scopo, neopsichiaria e industria farmaceutica non si fermano di fronte all’irretimento ideologico e alla devastazione pianificata di una porzione ricca e produttiva dell’umanità. Tale tendenza è talmente diffusa che ci consente di parlare di eugenetica alla rovescia e, pertanto, di una nuova, sottile forma di razzismo biologico.
Cos’è l’ASIP
L’ASIP è un’Associazione: l’acronimo significa Associazione per lo Studio delle Iperdotazioni psichiche e delle Psicopatologie correlate. La sua istituzione deriva da tutto quest’ordine di valutazioni appena citato. Lo stato della psichiatria moderna e quello della stessa psicoterapia (che ha perso, almeno dagli anni 80, il suo originario mordente critico, per trasformarsi – nelle sue correnti più “di moda” – in “ancilla domini”), ci ha spinto a individuare il tema focale del problema – la sofferenza dei migliori – e a costituire interno ad esso non solo un nucleo teorico, ma anche una occasione di scambio, di incontro e di azione culturale.
La fondazione dell’ASIP discende, dunque, dalla constatazione che un'elevata percentuale di individui con particolari dotazioni psichiche (sensibilità, empatia, introversione, intelligenze intensive ed estensive, creatività) manifestano, nel corso della vita, forme di disagio psicologico. Tale circostanza, nell'ottica della ASIP, attesta la difficoltà degli iperdotati psichici di riconoscere e valutare adeguatamente la loro diversità e di perseguire e realizzare una positività che la valorizzi.
Sulla base di questa constatazione, la ASIP, che opera su tutto il territorio nazionale, si prefigge come scopo primario la tutela degli iperdotati dai danni, diretti e indiretti, che essi subiscono vivendo in una società il cui modello psicologico, non tenendo conto della loro diversità, opera una continua pressione adattiva, tale da mortificare le potenzialità intrinseche al loro modo di essere.
Per perseguire il suo scopo primario, la ASIP si prefigge di eliminare l'ignoranza sociale e culturale che nega o sminuisce l’esistenza di dotazioni psichiche diverse dalla media. A tal fine, sulla base delle tesi avanzate nei miei libri (Nicola Ghezzani) l'Associazione si impegna a svolgere opera di sensibilizzazione concernente l'esistenza e il valore delle iperdotazioni, le specifiche modalità di sviluppo e i pericoli di disagio che su di esse incombono.
Tale opera di sensibilizzazione si realizza tra l’altro mediante la creazione di
- un sito apposito e di un forum di dialogo
- eventi pubblici
- attività editoriale: pubblicazione di atti di convegni, di seminari, degli studi e delle ricerche compiute, di materiale testimoniale o altro comunque affine;
- gruppi d’incontro e di mutuo aiuto;
- nell'ambito scolastico mediante incontri con le istituzioni, gli insegnanti, i genitori e gli alunni.
Data la scarsa attenzione prestata, in ogni ambito, alle iperdotazioni psichiche la ASIP si prefigge di avviare corsi di formazione per operatori sociali e per chiunque sia interessato ad acquisire conoscenze inerenti l’oggetto della sua azione.
I soci della ASIP si dedicano all'approfondimento e all'arricchimento culturale del tema in oggetto sui piani di loro competenza. Tale lavoro mira a produrre un archivio di dati che consenta una conoscenza sempre più ampia del fenomeno.
La ASIP si ripromette di prestare un'attenzione specifica al rapporto tra iperdotazione e disagio psichico, attraverso una raccolta di studi, testimonianze, esperienze.
Per collegarti al sito dell’Asip clicca qui:
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