LE DIPENDENZE
Il significato del termine "Dipendenza"
Dipendere significa avere bisogno, necessità, di qualcuno o qualcosa per soddisfare una propria esigenza vitale: benessere organico o equilibrio psicologico. Possono aversi dunque sia dipendenze sane che dipendenze patologiche.
Sana è la dipendenza dall'aria, dall'acqua, dal cibo, dalle relazioni sociali, dagli affetti familiari, dalla propria vita interiore, nella misura in cui queste dipendenze accrescono la ricchezza dell'io... Patologiche sono le dipendenze che viceversa diminuiscono o annullano il potere dell'io su se stesso, compromettendo gravemente la qualità della vita. Di questo tipo sono le dipendenze da sostanze e da oggetti (alcool, droghe, farmaci, beni di consumo...); le dipendenze da persone (genitori, parenti, partner amorosi o sessuali, capi carismatici...) o da situazioni (sesso, trasgressioni, eccessi, ecc.).
La dipendenza patologica s'instaura quando assolve alla funzione patologica di arginare mediante esperienze ottundenti o eccitanti potenziali crolli psicologici in soggetti a rischio di ansia, di panico o di depressione.
Le dipendenze sono talmente numerose che qui mi limito a segnalarne e descriverne solo alcune.
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La dipendenza amorosa e affettiva (Love Addiction)
"L'amo da morire!" E' una frase che abbiamo sentito forse centinaia di volte. Ma è vero che si può "morire d'amore"? I francesi, un tempo, lo chiamavano Amour fou, amore folle. Oggi, gli anglosassoni lo chiamano Love addiction, ossia dipendenza amorosa (o affettiva, come preferiamo dire noi italiani).
Esistono persone, soprattutto donne ma sempre più anche uomini (i quali in occasione di separazioni e divorzi possono avere crolli psichici catastrofici), che vivono la dedizione d'amore fino al limite estremo: sopportano sacrifici, angherie, maltrattamenti, si annullano per l'amato fino a "morirne", non sempre in senso figurato.
Ma l'amore può essere considerato una psicopatologia? Ebbene, se la finalità dell'amore non è la crescita dell'io o dell'amore stesso, ma è piuttosto l'autodistruzione, abbiamo il diritto e anzi il dovere di parlare di una psicopatologia.
La dipendenza affettiva patologica nasce da una bassa stima di sé, che dapprima è nascosta mediante l'idealizzazione
della persona amata (il "grande amore" che salva dalla percezione negativa di sé); poi si manifesta apertamente nell'indurre l'altro a maltrattarci.
Come ho mostrato nel mio libro Volersi male (Editore Franco Angeli), al subito maltrattamento l'innamorato patologico
fa seguire umilianti rituali di sottomissione, preghiera, inseguimento che rivelano il lato oscuro di questo tipo di amori: il masochismo, ossia l'odio di se stessi, la bassa stima di sé.
Il carattere centrale di questa patologia è dunque la carenza d'autostima, la mancata maturazione del sentimento di dignità e di valore personali. Ciò può derivare sia da esperienze infantili negative, sia da un giudizio morale riguardo a se stessi rigido e persecutorio, di tipo depressivo, più o meno nascosto.
Per uscire da questa cupa e insidiosa patologia è necessario sia affidarsi ad una psicoterapia con persona sensibile ed esperta, sia talvolta accompagnare questa terapia con mezzi ausiliari. Può esser valido allora il ricorso a psicofarmaci (ma solo nelle fasi critiche dello "svezzamento" dalla dipendenza),
ma ancor più validi possono rivelarsi i gruppi di auto aiuto con persone che abbiano lo stesso o simile problema.
Glossario: che significa la parola Masochismo?
Il termine medico masochismo deriva dal nobile tedesco galiziano Leopold Von Sacher-Masoch, che descrisse nei suoi libri la degradazione in cui cadde la sua vita affetta dalla patologia della ricerca del maltrattamento amoroso. Il termine fu poi ripreso da Freud.
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La dipendenza dal gioco d'azzardo
Uomini che abbandonano il proprio lavoro e dilapidano ricchezze nelle sale da gioco, alla roulette o nelle slot machines; donne che trascurano casa e figli e cedono irrefrenabilmente alla passione smodata del gioco... La fruizione morbosa del gioco d'azzardo è sempre più diffusa, tanto da non esser più necessario raggiungere un casinò per praticarla: i "video-poker" sono macchinette "mangiasoldi" presenti in quasi tutti i bar italiani: in una recente trasmissione televisiva ci son state al proposito due testimonianze:
rispettivamente di un uomo che ha perso 80 milioni di vecchie lire e di un'altro che ne ha persi 300. Esistono anche casi di persone che s'indebitano giocando al lotto, che è un gioco d'azzardo "benedetto" dallo Stato... Tutto ciò non accade solo in America (come raccontano i film), ma anche in Italia, ad una percentuale del 2-3% della popolazione.
La nevrosi del gioco d'azzardo è una dipendenza non meno devastante di quella da sostanze (come alcol e droghe) e da eccessi e trasgressioni (sesso, cibo, furti, acquisti, ecc.).
Di solito ha inizio in età giovanile (nella tarda adolescenza), ed é associata per un verso ad un rifiuto ansioso nei confronti dei doveri (paura di sottostare alla disciplina dell'ordine, dello studio e del lavoro), per l'altro a collaterali meccanismi nevrotici di fuga (fantasie a occhi aperti, dipendenze, trasgressioni).
L'angoscia di sottostare alla vita comune, fatta di tempi lunghi e di fatiche, è tale da spingere questi soggetti verso una "fuga" animata dall'illusione di una vincita definitiva, che li renda diversi dai "comuni mortali" e definitivamente "liberi". La fantasia che è al centro di questo disturbo é una sorta di monomania, per la quale il gioco rappresenta
una sfida alle norme e ai doveri vigenti e la vincita un Piacere Assoluto, che accentra in se stesso ogni felicità e separa radicalmente dall'angosciosa relazione con gli altri e con la società nel suo complesso.
Gli individui affetti da questa nevrosi mascherano nella ricerca ansiosa della vincita una soggiacente depressione, nella quale una temuta catastrofe, sfiorata ad ogni nuova perdita, viene poi esorcizzata grazie al perpetuo rinnovo della speranza.
La dipendenza da gioco é dunque di una variante della nevrosi maniaco-depressiva, nella quale a periodi di cupa malinconia si avvicendano "miracolosi" ed effimeri momenti di eccitato attivismo.
La terapia dovrà pertanto contemplare da una parte una psicoterapia che aiuti il soggetto a capire le dinamiche antiche e presenti del suo rifiuto dei piaceri ordinari (amore, amicizie, lavoro, gioco disinteressato e sensibilità estetica); dall'altra interventi ausiliari del tipo di un'eventuale somministrazione di psicofarmaci
(che sostengano il paziente nel graduale "svezzamento" dal sintomo e nella quasi inevitabile ricomparsa della soggiacente depressione), sia di gruppi di auto aiuto con persone sofferenti dello stesso problema o di problemi connessi con la depressione ansiosa.
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La dipendenza da beni e la compulsione all'acquisto
Chi di noi non ha mai ceduto ad un acquisto di cui si è vergognato un attimo dopo? Si tratta perlopiù di un impulso passeggero e privo di conseguenze, ma che in alcune persone si manifesta in forme tali da configurare una vera e propria psicopatologia.
La "compulsione all'acquisto" (la smania di comprare cose) colpisce le donne più degli uomini: donne che non sanno resistere a un ennesimo paio di scarpe o un'ennesima borsa (una mia paziente di condizioni non agiate collezionò in pochi anni ben novanta paia di scarpe!); donne che inconsciamente si sentono espropriate di qualcosa, e che soffocano nella bulimia
di oggetti l'ansia di una mancata realizzazione umana personale.
Su un piano emotivo, la spesa compulsiva ha inizialmente un carattere euforico: la persona è entusiasta, quasi esaltata dalla nuova conquista; poi può, nel giro di pochi istanti, virare in direzione di una delusione più o meno cocente. Dunque, l'emozione che fa scattare
la trappola dell'acquisto è un senso di libertà e di potenza, limitato solo dall'orizzonte del mercato. Tale sentimento si rivela tuttavia illusorio, e presto lascia il campo ad un vissuto paradossale d'impotenza e di vera e propria schiavitù.
L'analisi psicologica mostra che, il più delle volte, l'individuo affetto da questa patologia è stato vittima, in età precoci, di una grave mortificazione della sua vera e spontanea identità, e che quindi divenuto adulto egli ricerca tale spontaneità nell'illusoria
libertà consentita dal mondo delle merci. L'insuccesso sistematico di questa ricerca rivela infine al soggetto la sua verità nascosta: l'esser stato e l'essere tuttora un individuo dipendente dal mondo esterno e privo di reale spontaneità.
Il suo problema è che non gli è mai stato consentito di dire "no" e di opporsi al mondo adulto, pena l'essere giudicato negativamente e privato dell'amore.
Queste persone - solo apparentemente "infantili" - ci consentono di fare una considerazione di ampia portata: impossibile, osservando lo scenario del mondo contemporaneo, sfuggire alla suggestione del consumismo: i rapporti umani sono sempre più rarefatti,
mentre si moltiplica in modo vertiginoso il rapporto con le cose. La psicoterapia e i gruppi di mutuo aiuto risultano benefici proprio perché ricordano alla persona affetta
dalla patologia da acquisto l'importanza insostituibile degli autentici rapporti umani.
Glossario: che significa la parola Compulsione?
Il termine compulsione deriva dal latino "compellere" e indica un comportamento impulsivo incontrollabile. Le persone affette da una compulsione agiscono, in situazioni specifiche, senza riflettere, spesso pentendosene un attimo dopo.
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