ANSIA E DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE
Che rapporto intercorre fra il disturbo da attacchi di
panico (il DAP) e i disturbi alimentari (bulimia, anoressia,
vomiting)?
Il rapporto è certamente di parentela, poiché nell'universo
psicopatologico la matrice che genera i vari disturbi è unica ed
è il conflitto interno, dal quale originano manifestazioni patologiche
simili e sempre intercomunicanti Per avere una corretta impostazione del problema del
rapporto fra disturbi alimentari e DAP occorre innanzitutto conoscere a
fondo le caratteristiche dei due disturbi. Riguardo ai disturbi alimentari
dobbiamo porci due domande preliminari:
1) il cibo materialmente che cos'è?
2) Il cibo simbolicamente che cosa rappresenta?
Per rispondere occorre tener conto che:
A) l'organismo umano ha appreso a distinguere i materiali
commestibili da quelli non commestibili, dunque potenzialmente dannosi,
nel corso di milioni di anni di evoluzione della specie;
B) che questo lunghissimo apprendimento è stato
memorizzato dalle culture umane, che a loro volta hanno scoperto che gran
parte dei materiali classificati come commestibili sono più digeribili
e più gustosi se trattati mediante cottura e condimento;
C) che le varie tradizioni culturali si sono incaricate
di codificare e trasmettere questa cultura alimentare nel corso delle generazioni.
Ciò vuol dire semplicemente che nutrirsi - a livello
umano - significa accettare incondizionatamente il peso della tradizione
alimentare, così come essa viene replicata da ogni singola madre,
famiglia, società. E' ovvio che non esiste un solo bambino che ripeta
l'esperienza dell'apprendimento alimentare di specie e dell'invenzione
storica della cucina (perché morirebbe di fame prima di essere in
grado di distinguere un sasso da una patata). Ogni bambino, dunque, riceve
il cibo già fatto, e se ne alimenta sulla base della fiducia.
Dunque: il cibo è l'alimento della specie umana;
esso è trattato socialmente, e rappresenta il primo imprescindibile
rapporto di fiducia che ogni essere umano intrattiene con la sua famiglia
e con la società di appartenenza. I disturbi alimentari non sono
altro che l'atto di rottura di questa fiducia. Come ogni atto di rottura
(nei confronti di genitori, famiglia, gruppo culturale), il disturbo alimentare
genera ansia.
Il disturbo alimentare, dunque, esprime la difficoltà
del soggetto a regolare il rapporto fra appartenenza e differenziazione,
fra dipendenza e autonomia. In tal senso esso si colloca nella stessa matrice
strutturale dei disturbi fobici maggiori (agorafobia, claustrofobia, ipocondria)
e conseguentemente dell'attacco di panico. Come nei disturbi alimentari
anche nei disturbi fobici il tema centrale è il conflitto interno
del soggetto con dipendenze (da persone o valori) sostanzialmente rifiutate
ma non espulse - per via dei sensi di colpa - dalla propria vita e dalla
propria personalità. Nel panico questo conflitto si arresta di fronte
al terrore di essere liberi, nei disturbi alimentari esso investe talora
drammaticamente quel campo di battaglia che è il corpo.
In termini statistici le fobie maggiori e il DAP investono
circa il 20% della popolazione globale. Di questa quota il 60% circa appartiene
alla popolazione femminile. Data la forte inerenza fra identità
femminile e angosce estetiche è facilmente comprensibile la chiara
correlazione fra fobie e DAP da una parte e tematiche alimentari dall'altra.
Correlazione marcatamente minore nel caso della popolazione maschile, nella
quale il tema alimentare, prevalentemente bulimico (con rari episodi anoressici),
è estraneo alle problematiche estetiche e riguarda piuttosto la
dualità morale buono/cattivo.
La bulimia è un disturbo alimentare contrassegnato
dall'ingestione smodata di cibo, ingestione che avviene sempre secondo
una modalità compulsiva, spesso disordinata. Essa si distingue in
due "tipi" principali: la bulimia opposizionistica e la bulimia riparativa.
Quella opposizionistica è una ribellione edonistica "contro" le
limitazioni sperimentate in famiglia. Quella riparativa è un atto
di compulsivo rabbonimento di istanze di protesta.
La sintomatologia bulimica nel DAP è correlata
nella popolazione femminile al passaggio simbolico bambina/donna. La dappista
bulimica è di fatto identificata alla bambina, talvolta per esigenze
di ribellione edonistica, talaltra - più spesso - per l'esigenza
di mostrare agli altri e a se stessa un aspetto innocuo e marcatamente
desessualizzato. Questa sindrome mista (DAP e bulimia) colpisce una quota
del 10% circa dell'intera popolazione DAP.
L'anoressia è un rifiuto radicale dell'appartenenza
"viscerale", profonda, a una certa madre, famiglia, società. Essa
dimostra che il bisogno di differenziarsi è assoluto, a un punto
tale che il soggetto anoressico può spingere la sua protesta fino
alla morte. L'anoressia riconosce il suo nucleo fobico nel rifiuto della
dipendenza/debolezza rappresentata dal "cedere" al bisogno di cibo, quindi
implicitamente ai parenti, al partner, al coniuge.
Nel senso del disturbo DAP l'anoressia investe perlopiù
in maniera invisibile e in modo fluido e non strutturato almeno il 20%
della popolazione globale, prevalentemente fra le donne. Il perché
è chiaro: data la regola, costante in quasi tutte le culture umane,
del possesso del corpo femminile da parte della società (a fini
produttivi, riproduttivi e di godimento sessuale) è ovvio che il
conflitto per l'indipendenza fisica è nettamente maggiore nella
popolazione femminile che in quella maschile. E infatti, l'anoressia è
un disturbo al 95% femminile e lo si ritrova più o meno presente
in buona parte delle della popolazione femminile affetta da una qualche
psicopatologia.
La "parentela" fra il DAP e l'anoressia sta nel fatto
che come il DAP tematizza la lotta per l'indipendenza al livello della
paura della libertà, l'anoressia fisicizza e biologizza la matrice
conflittuale. Essa segnala che il conflitto è stato precoce e ha
strutturato fantasie di ribellione intransigenti e radicali: il rifiuto
della relazione primaria, la sfida nei confronti dell'ambiente mediata
da fantasie di scatenamento sessuale e - oggigiorno sempre più spesso
- la fantasia di una totale e onnipotente autosufficienza da ogni tipo
di relazione e di scambio col mondo.
Il vomiting è una forma mista anoresso-bulimica.
Esso consiste nel rituale segreto del vomito dopo l'aver assolto in apparenza
ai propri "doveri" alimentari. Si tratta sostanzialmente di una anoresso-bulimia
mascherata, e va trattata secondo gli stessi criteri terapeutici.
Dato il particolare tipo di rifiuto e di "segreto" insito
nelle pratiche anoressiche e di vomiting è in genere più
facile creare gruppi di auto-aiuto con soggetti bulimici che non
con soggetti anoressici palesi o mascherati. I soggetti affetti da vomiting,
proprio per la presenza in loro di una componente bulimica, sono in genere
più disponibili di quelli anoressici "puri". Nel DAP, in genere,
l'anoressia benché non rara è tuttavia fluida e poco marcata,
dunque non oppone particolari resistenze alla dipendenza dal gruppo. Superati
i primi ostacoli, il gruppo si dimostra sempre di notevole ausilio.
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