PERCHE' INTERNET
LA CATASTROFE
Facciamo conto che sia avvenuta una terribile
catastrofe, di dimensioni inaudite, che abbia travolto per intero la civiltà
umana sul nostro pianeta. Pensiamo ad una spaventosa esondazione degli oceani,
accompagnata da piogge e tempeste sferzanti, e che il mondo sia stato ricoperto
quasi per intero da un'immensa distesa d'acque, come nel capolavoro di James
Ballard Deserto d'acqua. Immaginiamo che le acque - come di fronte
agli occhi increduli di Noé e famiglia sul monte Ararat - pian piano si siano
leggermente ritirate lasciando allo scoperto la vista della devastazione
avvenuta. Le città sono state quasi universalmente distrutte; le popolazioni
umane spazzate via, tranne i pochi fortunati che al momento della catastrofe
transitavano sopra i tremila metri di quota o sostavano in robusti battiscafi a
duemila metri di profondità. Tutto e' mutato. Uguali a com'erano un tempo sono
rimaste soltanto la linea rocciosa dei monti e le foreste pluviali,
sopravvissute all'assalto corrosivo dei sali marini.
Noi - che ovviamente eravamo in una baita alpina o in un tempio
himalaiano, o magari in una improbabile spedizione scientifica nell'oceano
indiano - riprendiamo gradualmente contatto con la realtà. E scopriamo che, pur
nella catastrofe totale, é rimasto intatto qualche esiguo mezzo di
comunicazione... Qua e là le linee telefoniche funzionano...
Forse molti di noi, a questo punto, stanchi della civiltà
umana, deciderebbero di mollare. Altri invece, superata la prima voluttuosa
tentazione nichilistica, si risolverebbero, infine, a... inviare
messaggi!
NIENTE PAURA! E' SOLO UNA METAFORA
Si tratta, ovviamente, di una metafora, da intendersi con molta ironia. Niente paura, dunque! Il mondo si sveglia ogni giorno uguale a se stesso:
non c'è stata alcuna catastrofe, le nostre attività quotidiane proseguono sostanzialmente inalterate.
Tuttavia, se prestiamo attenzione al rapporto che intratteniamo col mondo, non possiamo non accorgerci che esso ci è vicino e lontano allo stesso tempo; che siamo
in grado di capire e controllare alcune cose intorno a noi, ma che gran parte della realtà oggettiva, della realtà materiale, non riusciamo a comprenderla del tutto
nè ad avere su di essa un'influenza diretta. Non di meno, credevamo di essere parte attiva della realtà sociale, di partecipare...
Cosa è accaduto? E' accaduto che ci siamo accorti dell'illusione che ci pervadeva: credevamo di essere informati sulla realtà attraverso la televisione, la radio, i giornali,
i libri, gli schermi cinematografici e quelli dei nostri computer, le università, le scuole e i templi religiosi. Abbiamo invece scoperto che l'informazione segue le leggi e
le vie della comunicazione e che molte delle cose che ci vengono mostrate come fatti oggettivi sono invece perlopiù interpretazioni dei fatti, talvolta persino
aperte mistificazioni, la cui funzione è creare il consenso e muovere le persone in direzioni "utili" a posizioni ideologiche, politiche, economiche, sociali.
Questa manipolazione della realtà avviene sia in modo intenzionale che - maggiormente - secondo modalità del tutto non intenzionali. E' la stessa forza coercitiva delle ideologie
e dei poteri dominanti che genera il suo flusso comunicativo e quindi distorce ogni informazione a propri beneficio.
Faccio degli esempi.
Se ci poniamo di fronte allo schermo televisivo veniamo investiti da un flusso di immagini che, oggi più che mai, mostra il mondo come un teatro nel quale i politici (e la politica) determinano il destino del mondo. Non solo politici e politica sono presenti in ogni telegiornale e con le dovute (per legge) proporzioni;
ma li vediamo presenti o in filigrana su ogni canale e in ogni spettacolo, i quali sono - e si vogliono - ora "di destra" ora "di sinistra". Da questa pletora di immagini siamo costretti a dedurre che la classe dei politici è fondamentale per il nostro destino e che il carattere identitario più importante di un essere umano
è il suo essere o di destra o di sinistra.
Ma siamo così sicuri che il mondo possa essere capito davvero a partire da queste semplicistiche categorie? E che potere è mai quello di un cittadino che, sedotto dal sacerdote meccanico che trasmette a ogni ora in ogni casa, può solo delegare il suo destino ai personaggi che sfilano
sulla passerella della politica? E' evidente che la televisione è uno strumento autoreferenziale e che la sua autoferenzialità è a sua volta lo strumento perfetto di cui si avvale una classe - quella dei politici - per replicare all'infinito la propria sovranità e la propria immortalità.
Un altro esempio.
Prendiamo un uomo ha subito un fallimento economico o un grave lutto che egli prolunga negli anni. E' facile che gli venga diagnosticato, mediante analisi del sangue o tomografia
dei flussi elettrici intracerebrali e secondo i più moderni protocolli universalmente condivisi, che la sua tristezza non è un sentimento, non è una normale reazione emotiva,
ma che invece egli soffre di depressione: di una orribile malattia che si dice sia determinata dai suoi geni, e che egli pertanto ha già trasmesso ai suoi figli; malattia inguaribile
per la quale esistono solo cure palliative di tipo biologico invasivo (psicofarmaci, elettroshock, ingegneria genetica...). Ebbene, che cosa è accaduto realmente a quest'uomo?
E' accaduto che la realtà sociale contemporanea, che tende a rimuovere l'esistenza del dolore e a considerare i drammi esistenziali come estranei a quel mondo dell'"happy end",
del "lieto fine", nel quale ci illude di vivere, vuol vedere nell'umana tristezza una "malattia". Questa distorsione informativa s'è prodotta perché la realtà sociale ha espanso a livelli inauditi l'industria del benessere (e segnatamente quella farmaceutica) proprio al fine di negare l'esistenza del dolore e della morte,
volendosi considerare la realtà sociale migliore che sia mai esistita. Quindi, vede nelle reazioni emotive "scomode" (dolore, rabbia, disperazione..) nient'altro che malattie, malattie biologiche, genetiche, perché non si possa pensare a malattie da lei stessa create; quindi suggerisce a quest'uomo - attraverso i suoi rappresentanti:
medici, psichiatri, psicologi, ecc. - la diagnosi di una malattia genetica da curare con psicofarmaci. Nega e rimuove il dramma umano e sociale, cui opporre una consapevolezza matura del male di essere al mondo.
Allo stesso tempo, questa realtà sociale che si vuole perfetta fa un favore impagabile all'industria farmaceutica, che dalla rimozione del dolore e delle sue cause sociali ricava profitti immensi. Al seguito della società globale, dunque, giornali, riviste, televisione, cinema si accodano all'ideologia corrente, per il solo fatto
che mirano alla propria sopravvivenza e il denaro circola appunto dove si fanno profitti: dove la gente crede, ha fiducia e consuma.
Diremmo allora che quest'uomo è in contatto con la realtà autentica (con la verità...) o con una strutturata, complessa
forma di induzione ipnotica?
IL CAOS DELLE INFORMAZIONI
1. Il caos al potere
Gli esempi che ho fatto sono intesi a dimostrare l'inconsistenza di molte interpretazioni politico-ideologiche relative al potere: non esiste un "complotto" a danno dei cittadini; non ci sono nè un Grande Vecchio nè una Classe Padronale che decidono di ingannare il popolo. Non esiste un Piano Globale per il dominio del mondo.
Ci sono, in realtà, blocchi di interesse autoreferenziali (ossia che giustificano se stessi e mirano al proprio consolidamento) i quali, in modo del tutto automatico, scoprono inattese sinergie con altri blocchi di interesse.
Come in un sistema cibernetico, se (per esempio) la meta comune è il profitto e il sistema dell'informazione da una parte e l'industria farmaceutica dall'altra vedono aumentare i loro profitti grazie alla sinergia sullo stesso tema (la depressione come malattia fatale...), ecco che nasce la loro collaborazione. E' l'afflusso
di denaro che guida la loro crescita e consolida il loro potere; l'afflusso di denaro cui segue maggior potere di persuasione (informazione) quindi maggior credito da parte della gente.
Allo stesso modo: sistema televisivo e classe politica vedono aumentare l'audience quanto più vanno in onda trasmissioni politiche, ed ecco allora che nasce la loro collaborazione. La classe politica entra nei palinsesti televisivi anche se non è proprietaria diretta o indiretta delle emittenti, perché fa aumentare l'audience;
e l'audience televisiva aumenta grazie alla sinergia coi giornali, che parlano sempre e solo della classe politica, e i giornali a loro volta vendono e sono letti perché la gente crede che il proprio destino sia determinato dai politici. Blocchi di interesse entrano in sinergia accomunati dallo stesso fine: potenziare se stessi.
Infine, anche la gente che acquista i giornali o assiste ai notiziari TV vuole potenziare la propria ideologia. Quale? Che sia preferibile delegare ad altri la gestione del proprio destino piuttosto che impegnarsi e soffrire per riappropriarsene.
In questa mia visione di una dinamica sociale fatta di aggregazioni casuali - guidate dal puro e semplice fine dell'autoaccrescimento - non è possibile personalizzare il nemico (identificarlo con una persona concreta), non è possibile ammettere l'odio come parte dell'azione politica.
Occorre piuttosto vedere con onestà che i blocchi si uniscono al solo fine di accrescere se stessi, e che le aggregazioni sono causali, spesso effimere, ma funzionali. Il caos trova un ordine momentaneo in vista del fine comune del potere.
2. Il mare delle illusioni
Un tempo le notizie che circolavano erano poche, oggi sono infinite, tanto che la loro totalità è incontrollabile. Le notizie (che, per esempio, la depressione sia una malattia genetica incurabile - cosa assolutamene falsa perchè indimostrata) rimbalzano nel giro di pochi secondi, in "tempo reale", dalla televisione a Internet,
dai giornali alle riviste.
Occupano tutto il campo del dicibile: più urlano da mezzi non-umani (schermi, onde elettromagnetiche, pagine scritte) più ci appaiono umane e convincenti.
Viviamo allora la singolare sensazione che tali notizie "siano" la realtà, non una pura e semplice ricostruzione deformata di essa.
L'eccesso di informazioni genera oggi un'ignoranza del mondo di natura affatto particolare, diversa dalla scarsità di notizie che era propria solo di alcuni decenni fa.
Siamo diventati "poveri ricchi": simili ad un'umanità che viaggia nel vuoto dello spazio e si ciba di nutrimenti in pillole, ma che non ha più il privilegio di annusare, dal vivo,
il profumo di una pesca o di una rosa... O come un'umanità scampata ad un'immensa alluvione che deve riprendere a scoprire, dal vivo, com'è fatta la realtà e come comunicare agli
altri scampati i dati così ottenuti...
Oggi, tuttavia, in quell'immenso deserto d'acqua che é Internet, vivono miriadi di entità umane più o meno isolate che cercano contatto. Sono persone scampate alla nostra metaforica,
ironica catastrofe; tuttavia, non ne hanno ancora piena consapevolezza.
Immaginiamo che questi "sopravvissuti" siano un'umanità di seconda o terza generazione, che ha dimenticato le ragioni o persino l'evento stesso della catastrofe.
Immaginiamo di essere noi quest'umanità. Che fare allora? Come dovremmo comportarci? Innanzitutto dovremmo riuscire a raggiungere gli altri scampati attraverso qualche medium comunicativo;
quindi dovremmo ricordar loro quanto é accaduto; infine, unendo le risorse di tutti, dovremmo cominciare a raccogliere le idee per trovare una soluzione al problema.
Fuori di metafora, la catastrofe é questa: viviamo nell'illusione democratica di poter intervenire sulla realtà, modificandola secondo la nostra etica. Ma: i mezzi di informazione sulla realtà e i mezzi di comunicazione fra esseri umani sono ovunque appropriati da blocchi di interesse (sistemi di potere) che
ne fanno un uso autoreferenziale, quindi ideologico. Ciò vuol dire che la "realtà" ci é sottratta, cancellata da un cataclisma informazionale, e che - se pure abbiamo "dati di prima mano" - la comunicazione tra di noi ci é quasi impossibile. I nostri interventi "pubblici" (il voto elettorale, le "lettere al direttore",
i commenti burberi di fronte allo schermo televisivo) sono bicchieri d'acqua versati per svuotare l'oceano. Ci sconfortano.
CONTATTI
Nel Mare Magnum di Internet, tuttavia, é comparso nel corso degli anni uno strano tipo di umanità. Ovunque, strani personaggi col "cervello mutato"
raccolgono e tessono con le loro tastiere le informazioni di prima mano che hanno sulla realtà; quindi, le inviano in Rete, come messaggi in bottiglia da isole sperdute, o pulsazioni
elettromagnetiche sparate nell'etere.
Queste entità umane isolate che navigano per Internet stanno producendo una mutazione culturale che va sotto il nome di blog. La definizione viene da
web log, e indica l'utente che mette in Rete il suo sito personale, non per scopi commerciali (o almeno non solo per questo), ma soprattutto per fini di comunicazione.
Un blog é innanzi tutto un "diario di bordo". Il termine internettiano web log viene dall'inglese log-book, che indica in senso letterale il "libro del ceppo",
ossia il diario di bordo che sulle navi a vela era appeso all'albero di maestra per raccogliere le annotazioni di percorso giornaliere. I blogs, dunque, sono i siti personali dei naviganti
in Rete che hanno deciso di mettere in pubblico i loro pensieri, annotazioni, idee, dibattiti, argomenti... Ma la Rete, come il mare, come le onde elettromagnetiche che avvolgono il mondo, é un medium straordinario, che così come può isolare per l'eternità può anche - a suo arbitrio - collegare i naviganti, chiusi nei loro percorsi isolati,
nei loro scafi, in un tessuto fittissimo di rimandi reciproci, un accumulo reticolare di saperi e di conoscenze.
Internet rappresenta la possibilità di ri-pensare il sistema dell'informazione. Ci ricorda che così come esistono e agiscono blocchi di interesse in reciproca sinergia che ci espropriano del diritto di accedere a informazioni alternative, allo stesso modo ci ricorda che quell'informazione alternativa siamo noi.
Noi siamo la vita sulla quale si esercita l'informazione altrui; noi siamo l'oggetto della contesa; quindi possiamo costituire reti di interazione e blocchi di interesse (per quanto effimeri) funzionali a creare nuove realtà... Nuove realtà che s'inseriscono nel gioco dei blocchi d'interesse più consolidati come parti alternative di un gioco
senza progetto e senza controllo, quindi in continua, dinamica evoluzione.
Tu che leggi le mie pagine sappi che se non sei ancora un blogger (se ancora non hai un tuo sito, o non desideri averlo) sei tuttavia parte di questo
mondo, perché lo frequenti. Forse credi ancora nella Grande Informazione Ufficiale (TV, stampa, cinema...), ma cominci a nutrire qualche dubbio: cominci a pensare che la Realtà potrebbe essere
scomparsa da tempo sotto l'immensa coltre liquida della Grande Informazione Ufficiale. E sei alla ricerca di contatti più diretti e più veri, che ti sottraggano al tuo malinconico isolamento
da sopravvissuto...
Bibliografia consigliata
In N. Ghezzani "Crescere in un mondo malato" (Franco Angeli) è descritto come la globalizzazione del mondo e la rapida e intrusiva diffusione delle ideologie sociali dominanti vada configurando le identità dei bambini e degli adolescenti fino ad esiti patologici.
In N. Ghezzani, "Autoterapia" (Franco Angeli) si descrivono una teoria e una pratica (l'autopoiesi dinamica) relativa all'auto-conoscenza e all'auto-terapia. Il libro ha lo scopo di dotare la coscienza contemporanea di strumenti per accrescere l'autonomia psicologica e culturale e promuovere una consapevole soggettivazione dell'identità.
Un testo filosofico ormai classico sulla società contemporanea è "La società dello spettacolo" di Guy Debord, nel quale si analizza il dominio delle immagini sulla realtà.
In campo sociologo val la pena leggere per intero le opere di Ivan Illich e di Zygmunt Baumann, attenti, rispettivamente, al dominio della tecnica sull'uomo e alla disgregazione dell'identità soggettiva nell'epoca contemporanea.
Per altre informazioni, inviami un'e-mail 
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